La Sartiglia è una corsa alla stella che si corre l’ultima domenica e martedì di carnevale ad Oristano.

Il Gremio Dei Falegnami di San Giuseppe ha il compito di organizzare la Sartiglia del martedì :   l’antica manifestazione equestre derivante dal castigliano Sortija, a sua volta derivante dal latino sorticula, ossia anello, e trattiene in sé il diminutivo Sors, fortuna. L’origine della giostra affonda negli antichi tornei cavallereschi militari, nella corsa alla stella con spada , sciabola ed lancia in legno denominata stocco (su stoccu). Essa consiste nel tentativo dei cavalieri di centrare il bersaglio appeso a un nastro, sfidando la sorte.

Felice Cherchi Paba,  pubblicava su quaderni storici e turistici d’Arborea nel  1956 Il  volume “ La Sartilla” uno dei primi testi organici sulla Sartiglia, una viva descrizione dove si  può cogliere l’antico spirito della Giostra, dalla quale pubblichiamo uno stralcio:

 

La tradizione vuole che, al fine di scongiurare durante il Carnevale le continue sanguinose risse che avvenivano fra arborensi e soldati aragonesi, che naturalmente erano circondati di odio da parte dei locali, pieni ancora di livore per la sconfitta subita e libertà perduta, per cui coglievano l’occasione del trambusto carnevalesco per accoltellare e stecchire i dominatori, un canonico istituisse un legato a favore del Gremio degli Agricoltori, per il mantenimento della Sartilla e sostenere le spese per il ricco cenone da imbandirsi ai Cavalieri partecipanti al giuoco.

In si fatto modo il sacerdote avrebbe pensato di creare un diversivo capace di strappare il popolo dalle bettole e dal vino, causa delle risse, e divertirlo senza spargimenti di sangue e funesti incidenti.

Piova o grandini, epidemie o guerre, i Gremi non devono sospendere la corsa della Sartilla pena per il Sodalizio di perdere, ove questa non venisse eseguita, i diritti al legato. Per tanto tutti gli anni, alle ore 14 esatte, il corteo mascherato, a cavallo, deve presentarsi dinanzi alla Cattedrale per dare inizio al tradizionale giuoco medioevale.

In anni di guerra e di pestilenze si presentò in piazza il solo Componidore per fare atto di presenza e salvare, così, il lascito.Come abbiamo già detto, la Sartilla, fu molto diffusa in periodo aragonese e ciò è dimostrato dalla terminologia schiettamente spagnola che, ancor oggi, è in uso per questa corsa che si praticava anche fuori di Oristano.

Il nome stesso di Sartilla o Sartillia è derivato dallo spagnolo Sortija che vuol dire “anello “.

Alla Sartilla è preposto come capo il Componidore, figura anche questa e vocabolo derivati dallo spagnolo Componedor che era il Capo, l’arbitro, della Sortija.

Fino a circa cinquant’anni fa nella Sartilla oristanese erano severamente osservate le antiche regole del giuoco che imponevano tassativamente, tra le tante, le seguenti condizioni:

1) l’altezza dell’anello veniva stabilita dal Componidore e non poteva essere corretta dai competitori. L’antica regola spagnola diceva: ” este sortija pende de una cuerta o palo tres o cuatro varas de alto del suelo “. L’altezza era quindi prestabilita a tre o quattro “varas ” misura antica aragonese da non confondersi con la “vara” asta o pica usata nel giuoco.

2) La direzione della corsa era assunta interamente dal Componidore al quale spettava, volta per volta, la designazione del cavaliere che doveva correre.

3)L’arma, inviata dal Componidore, doveva essere l’unica da usarsi durante il giuoco indistintamente da tutti i competitori; nessuno di essi poteva sostituirla, in quanto essa doveva essere di egual lunghezza, peso e impugnatura per tutti i competitori.Finita la corsa il Cavaliere, sempre al galoppo doveva riportare l’arma all’Aiutante di Campo.

4) Il Componidore non poteva far correre per due volte un cavaliere finché non avessero compiuto la prima corsa i rimanenti cavalieri.Il Componidore, stabilito il turno di corsa dei competitori non lo poteva più variare; non poteva anteporre o posporre questo a quel cavaliere nell’ordine e nella sequenza già stabilito per la prima corsa.Il Componidore di norma apriva la corsa con lo spadino e con la “vara”, il cosidetto “stocco”, e non correva più se non per salutare il pubblico a nome dei cavalieri – con la cosidetta ” Cursa de sa Pippia de Maju ” – corsa della Pupa di Maggio.

5) Ogni lamento doveva essere presentato a mezzo dell’Aiutante di Campo al Componidore, e in sua assenza, se impegnato nella corsa, al Vice Componidore.

6) il Componidore, sempre a cavallo, doveva disporsi in uno speciale recinto, a breve distanza dall’anello e assistere al passaggio d’ogni singolo cavaliere concorrente – onde giudicare sullo svolgimento della corsa – e intervenire al momento opportuno. Gli ordini venivano sempre impartiti avendo la spada sguainata.

7) L’anello, doveva essere infilato dalla spada o dalla lancia e recato sulla punta dell’arma per essere deposto ai piedi del cavallo del Conponidore; l’anello, anche se infilato, ma caduto nel proseguo della corsa, era considerato non imbroccato.

8) Nel caso di contestazioni e qualche cavaliere non si atteneva al giudizio inappellabile dei Componidore questi ordinava, a mezzo dell’Aiutante di Campo, al Miliziani di Servizio, l’estromissione dalla gara.

9) Era vietato, secondo le regole spagnole, recare vino in lizza o ai cavalieri presentarsi in condizioni di esaltazione alcoolica. A giudizio inappellabile del Componidore qualunque cavaliere poteva essere escluso dal giuoco, o per indecorosità, o per l’espressione della maschera che non poteva essere nè comica nè comunque scomposta, ma seria e dignitosa, o per litigiosità.

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